Il Salento: Storia, Guide e Tradizioni

Le coste del Salento

L'anima vera del Salento e' il mare, al quale si lega la storia della nostra penisola. Il mare era la strada da cui provenivano gl invasori, i dominatori, i mercanti.  Anche il poeta Virgilio rimase suggestionato dalla bellezza delle coste del Salento, ed inviduo' viino ad Otranto l'approdo dell'eroe Enea. La costa salentina e' una delle meraviglie della penisola italiana. Si caratterizza da lunghe tratti sabbiosi alternati a tratti di scoglio. Si incontrano paesaggi di rara bellezza. Nel versante jonico possiamo trovare piccole spiaggie protette da una rigogliosa macchia mediterranea. Tante rinomate localita' turistiche : Porto Cesareo, Santa Maria al Bagno, Santa Caterina, Rivabella, Gallipoli con il suo particolare centro storico caratterizzato da  stretti vicoli, da chiese barocche. Piu' a sud incontriamo Torre del Pizzo, Mancaversa, Torre Suda. Si arriva poi nella bellissima Torre San Giovanni, localita' ricca di pinete con enormi distese di sabbia bianca con dune basse coperte da macchia mediterranea. A pochi chilometri da Torre San Giovanni, nell'entroterra, merita menzione Ugento dove negli anni  sono stati rinvenuto molti reperti archeologici. Proseguendo piu' a sud troveremo Torre Mozza, Lido Marini, Torre Pali, Pescoluse, le Maldive del Salento con una mare di rara bellezza, per poi approdare a Leuca.Santa Maria di Leuca: il cui nome gli venne attribuito dagli antichi marinai greci che provenivano dall'oriente, vedevano questo posto illuminato dal sole e perciò leukos, bianco. 

Il resto del nome trae origine dallo sbarco di S. Pietro dalla Palestina, da numerose testimonianze è emerso che proprio qui abbia incominciato il suo processo di evangelizzazione, cambiando anche il nome della cittadina dedicandola alla Vergine.
Il nome De finibus terrae invece nasce dai Romani. Santa Maria di Leuca è un centro balneare e peschereccio, nell'insenatura tra Punta Ristola e Punta Meliso, sorge in una magica posizione, dove da sempre si crede che  il Mare Adriatico e il Mar Ionio si incontrano.

Niente di più sbagliato, infatti da tutte le cartine nautiche e dagli accordi internazionali il Mar Jonio e il Mar Adriatico di incontrano a Punta Palascia  nei Pressi di Otranto. Perla dell'estremo lembo d' Italia, si adagia in un tratto di costa alternato da scogliere e piccole calette di sabbia. Le numerose grotte sono di grande interesse storico e naturalistico e i fondali marini sono un vero e proprio paradiso per il turismo subacqueo. Con un entroterra prodigo di storia e cultura, di paesaggi splendidi da ammirare, di sontuose e colorate ville ottocentesche che declinano verso il lungomare.
Una scalinata di 184 gradini collega la Basilica al sottostante porto facendo da cornice all' Acquedotto Pugliese che sfocia in mare, cominciato a costruire nel 1906 ma, con lo scoppio della prima guerra mondiale, i lavoro dovettero fermarsi, i cantieri si riaprirono conclusa la guerra e si giunse nella marina nel 1939. La monumentale scalinata e la colonna romana furono inviate dal Duce di Roma. La cascata è stata aperta diverse volte in sessant'anni.

Partendo da Otranto e risalendo il litorale costiero verso nord ci si imbatte nella splendida Serra degli Alimini, un tratto di costa ampiamente sabbioso, caratterizzato da singolari dunette di sabbia molto suggestive. Qui si sviluppano numerosi centri balneari e strutture turistiche di alto livello tra le più frequentate in alta stagione.
Spostandoci un po’ più nell’entroterra, troviamo i Laghi Alimini, due laghi rispettivamente denominati Alimini Grande ed Alimini Piccolo. Il primo è collegato al mare attraverso un piccolo percorso d’acqua, mentre il secondo è alimentato da sorgenti sotterranee di acqua dolce.
Ritornando lungo la costa e proseguendo, sempre verso nord, ci si incammina in direzione Torre Tell’Orso, dopo aver attraversato rispettivamente Torre Sant’Andrea e Torre Saracena. Torre dell’Orso è tra le spiagge più belle del Salento. La sua costa, a tratti rocciosa con pareti molto alte, racchiude delle stupende insenature con spiagge meravigliose ed un mare limpidissimo. È una delle località più turistiche della costa Adriatica e lo si intuisce dalle numerose strutture balneari presenti, che lasciano poco spazio a zone di spiaggia libera.
Salendo ancora si incontrano San Foca e Roca Vecchia, due bellissime località distanti tra loro solo pochi chilometri, ma molto differenti l’una dall’altra. La costa di San Foca si presenta bassa e sabbiosa ed è dotata di alcuni centri balneari, la costa di Roca Vecchia è, invece, alta e frastagliata, ma con un mare limpidissimo.
Proprio nelle vicinanze di Roca sorge la famosa Grotta della Poesia all’interno della quale sono state  rinvenute numerose tracce di vita appartenenti all’età paleolitica.

Da Leuca risalendo verso nord, seguendo la litoranea, possiamo ammirare panorami mozzafiato. Scogliere rocciose che scendono a picco sul mare, muretti a secco,  le pajare. Troviamo quasi subito il Ponte Ciolo con la sua affascinante insenatura. Arriviamo poi a Marina di Novaglie con il suo porticciolo. Proseguendo giungiamo a Marina Serra con la sua  imponente Torre e la sua piscina naturale. Poi troviamo Tricase Porto, Marina di Andrano, Castro Marina con la sua Grotta Zinzulusa, Santa Cesarea famosa per le sue Terme. Si arriva poi ad Otranto. Otranto è la città posizionata più ad oriente d’ Italia. Questa speciale condizione topografica, ha portato dei vantaggi e anche degli svantaggi alla città nel corso della storia. Recenti scoperte archeologiche testimoniano che Otranto conserva alcune tra le più primitive testimonianze di rapporti con le popolazioni dell’ area egea. Tracce di insediamenti che risalgono ad un periodo che va dal XIII al XI Dopo Cristo, sono state rinvenute nei pressi della chiesetta di San Pietro nel pieno centro storico di Otranto. La posizione prettamente favorevole per gli scambi commerciali, ha permesso ad Otranto il contatto con il mondo Ellenico e questo ha comportato una evoluzione più rapida del popolo talentino. Ne è prova l’ importante ipogeo delle Cariatidi di Vaste risalente alla seconda metà del IV secolo Avanti Cristo. L’origine del nome della città di Otranto è molto antico. Si ritiene che derivi da Hydruntum, un fiumicello che attraversa la valle dell’ Idro. Si ritiene inoltre che il nome possa derivare da Odronto che in quei tempi indicava un’ altura a ridosso del porto. Notizie più certe sull’ origine del nome della città si hanno però con Hydruntum nel periodo romano con lo sviluppo e il successivo consolidamento del Cristianesimo, testimoniato dalle numerose cellette presenti nella valle delle memorie e nella valle dell’ Idro. Numerose comunità monastiche, frequentavano queste cellette che sono delle grotte scavate nelle pareti delle valli di forma rettangolare. Durante la fine del VI secolo, nel Salento si ebbe un ribaltamento delle gerarchie e a livello territoriale cambiò la viabilità, risulta che Otranto capeggia un asse che prosegue con Lecce, Oria e Taranto. Questo nuovo asse riprendeva un antichissimo percorso messapico che portò ad Otranto un sostanziale miglioramento nelle vie di comunicazione con la Calabria. Questo nuovo schema di comunicazione portò per alcuni centri nel Mezzogiorno e per Brindisi una completa esclusione, e di conseguenza un rapido decadimento. In questi anni la città di Otranto fu dotata di un eccezionale muro di cinta e da circa 100 torri a base quadrangolare. Durante la dominazione bizantina però Otranto conobbe un periodo di trionfo con la costruzione della chiesa a pianta centrale di San Pietro edificata nel X secolo. Alla fine del XI secolo, venne edificata l’ Abbazia di San Nicola di Casole, che divenne il più importante centro del monachesimo italo-greco in Puglia, e tra il 1347 e il 1438 il monastero più ricco dell’ Italia meridionale. E’ proprio quì, nella ricchissima biblioteca dell’ Abbazia che uscirono numerosi codici che dimostrano i profondi legami della Puglia con l’ Oriente. Nel XI secolo i Normanni e i loro alleati, avevano conquistato una buona parte della Puglia e solo Taranto Brindisi e Otranto rimanevano fedeli ai Bizantini, ma nel 1064 Otranto cadde nelle mani dei nuovi dominatori. I Normanni, non furono da meno e durante il loro dominio, ridefinirono le strutture difensive, sia il castello che delle mura. Nel 1088 Otranto assistette alla consacrazione della cattedrale e circa un secolo dopo viene completato il mosaico pavimentale di Pantaleone. Durante gli anni della dominazione normanna, il porto di Otranto ospitò in varie circostanze i cavalieri delle Crociate. Nel 1256 un importante documento proveniente dal Papa, autorizzava gli otrantini alla costruzione e alla riparazione delle mura e delle torri, e all’armamento del porto. Nel successivo dominio angioino, i continui restauri del castello, testimoniavano come la città di Otranto diventava sempre più ambita e prestigiosa. Nel 1447 Otranto contava più di 1200 abitanti, dimostrando così, di essere una delle città più popolate della Terra d’ Otranto. Il 28 Luglio 1480 una flotta Turca composta da 150 imbarcazioni e 18.000 uomini sbarcò nei pressi dei laghi Alimini ed il giorno successivo, i Turchi, avevano già conquistato il borgo di Otranto. La città che in quel periodo contava circa 6.000 abitanti non poteva resistere a lungo, e l’ 11 Agosto il nemico riuscì ad entrale nel Castello. Lo stesso giorno fecero irruzione nella cattedrale ed uccisero barbaramente l’ anziano arcivescovo Stefano Agricoli. Il giorno 12 Agosto, circa 800 otrantini che si erano opposti alla conversione Islamica, furono crudelmente massacrati sul colle della Minerva. Da questo momento in poi i Turchi erano i padroni di Otranto, ed indisturbati seminarono terrore e morte per quasi tutta la Puglia. Gli Aragonesi si resero conto del pericolo che rappresentava l’ occupazione Turca, e nella primavera del 1482, con l’ aiuto degli Stati Italiani, attaccarono i Turchi da terra e da mare, ed il 23 Agosto subirono un violentissimo attacco che provoco notevoli perdite umane. Il 10 Settembre 1481 i Turchi restituirono la città, ormai diventata un cumulo di macerie e con una popolazione residua di appena 300 anime. Questo periodo di dominio Turco, aveva ridotto la città di Otranto e il suo territorio, in pessime condizioni, il commercio era distrutto, la Cattedrale di Otranto e il Monastero di Casole erano devastati. Questo era lo scenario che si presentava al Duca di Calabria. Fu così che si diede vita ad una imponente opera di ricostruzione della Cattedrale e dal 1485 anche il Castello e delle mura di cinta. L’ ingresso alla città fu rinforzato da due torri circolari chiamate Alfonsine, e su di esse furono poste due iscrizioni commemorative. Sul colle della Minerva, dove avvenne la strage dei Martiri, fu costruito un tempio dedicato a Santa Maria dei Martiri e si ricostruirono i conventi di San Francesco dei Domenicani e degli Osservanti. Ancora oggi nella Cattedrale di Otranto, sono conservate le reliquie degli 800 Martiri tragicamente massacrati nell’ estate del 1480.

 

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